A notte fonda parcheggiò la macchina di Memento Mori
Quando entrò gli corse incontro e lo abbracciò.
-Ti ho aspettato per ore! Dove sei stato?-
Lui cercò di scostarsi senza successo.
-Ophelia, non adesso…-
-Andròs cosa ti è successo?-
Mollò la presa per guardarlo bene, lo vide freddo, sembrava non volerla guardare in faccia.
-Non ho tempo. Va a casa.-
Lo guardò incredula, gli angoli della bocca tremanti. Alla meraviglia si sostituì la rabbia.
-A casa?! Tu… TU…!-
Gli allungò uno schiaffò dritto alla faccia che lui evitò con naturalezza, con una mossa che lei non riuscì a vedere le prese il braccio e la fece cadere con una spinta sul pavimento bagnato.
-Non farmi ripetere Ophelia, VA A CASA. Non voltarti indietro e non ricordarti di me né di Juan… VAI!-
Lo guardò con gli occhi fuori dalle orbite, si riempirono di lacrime, fece per dire qualcosa ma singhiozzò, raccolse confusamente le sue cose e corse fuori.
Andròs si avvicinò al corpo dello Zio.
Sollevò la coperta e lo osservò da vicino.
Si… era lui.
Lo avevano spogliato, c’erano ematomi dove avevano applicato gli elettrodi per la stimolazione cardiaca, aveva la bocca aperta e sugli occhi avevano messo due monete.
Le tolse e se le mise in tasca, avevano conservato un po’ del calore del corpo.
Due biglie di vetro lo guardavano dalla faccia.
-Il Traghettatore non avrà i suoi oboli Juan, è meglio che non fai la commedia con me, so che puoi sentirmi-
Per lunghi istanti non successe nulla.
Andròs rovistò nelle tasche e tirò fuori un sottile filo rosso.
-E’ un dono delle signore… quelle signore se ricordi bene-
Ancora niente.
-Questo Zio, è proprio il tuo, non obbligarmi a tagliarlo-
Produsse nella mano una forbice come quelle che servono a tagliare i lumi delle candele, aveva una strana forma che non richiamava ad alcuno stile del passato.
Prese il filo e se lo tirò tra le mani, si tese emettendo una tenue vibrazione, il canto delle anime lo chiamavano, lo pose tra le curve lame simili al becco di un avvoltoio.
Dal cadavere ancora niente.
-Eh vabbene, mi costringi proprio…-
Fece per tagliare quando gli occhi del morto si fissarono sul filo privi d’espressione.
Andròs sentì una voce proprio dietro di lui, resistette alla tentazione di voltarsi, se lo avesse fatto sarebbe stato perduto.
-Sapevo che saresti stato capace di superare le prove del primo Arcano. Ti ho insegnato tutti i segreti del mestiere, ma non questo… come hai fatto a scoprire il trucco?-
-Istinto. Sono diventato un Giocatore-
Il corpo ebbe un fremito, non un semplice riflesso da rigor mortis.
-Ha preso anche te?! Andròs! Quante volte ti ho detto che non devi entrare nella mia stanza?! Oh Madre di Dio abbi pietà di me! Ho mancato nel mio sacro compito! Rovina, rovina, rovina su di Noi!-
-Ascolta non ho tempo. Presto dovrò fare la mia mossa e allora non ci sarà più ritorno per me. Quindi ora dovrai dirmi di mio Padre…”
Il corpo ora si agitava lievemente quasi vivesse un brutto sogno.
-Ah sciagurato! Per questo hai iniziato la Partita? Perché sapevi che una volta che avessi iniziato non avrei potuto mantenere il giuramento fatto a tua Madre, pace all’anima sua… Possibile che in questi anni non abbia veduto crescere in te il serpente con cui oggi, velenoso, mi hai morso? E’ vero. Presto dovrai fare la tua prima mossa per entrare nella Volta delle Possibilità…-
Andròs quasi si voltò dalla rabbia.
-Taglia! Dimmi di mio Padre. O quanto è vero che mi chiamo Andròs Bàya, ucciderò un uomo morto!!–
Rigido, il cadavere si mise a sedere, la testa e le braccia a ciondoloni.
-Andròs, ti prego, non farmi questo. Ti ho forse mai…-
-TAGLIA!-
-Va bene, va bene… spezzo qui il mio giuramento. Ti dirò tutto.-
La testa dello Zio si alzò e la mascella compose le parole che Andròs sentiva dietro di se.
Parole che si univano in una storia.
Come i grandi fiumi si uniscono al mare.
Terribile era questo mare.
Avrebbe cambiato la vita di Andròs per sempre.
