La ciccia di Memento Mori


Come tutte le sere Via Calzaioli era affollatissima.
Si era messo ad aspettare di fronte alla chiesetta, quella vicino al negozio di articoli sportivi.
Stasera era una serata importante, la Ciccia lo avrebbe presentato al babbo e lui si era messo anche il vestito buono.
- ho parlato tanto di te, è naturale che voglia conoscerti, sei la mia dolce metà ovviamente -
e lui aveva risposto – ovviamente, dolce metà, certo, si –
Aveva mangiato due spaghi che ora gli si erano attorcigliati nello stomaco.
Hm… la “dolce metà” era in ritardo… come sempre del resto…
Quanti appuntamenti avevano ritardato perché doveva aggiustasi i capelli gli ultimi cinque minuti?
Ci cascava sempre.
Tutte le volte che aspettava, avrebbe voluto aver fissato almeno una mezz’ora prima…

Passarono dieci minuti… poi un quarto d’ora…
Tipico!

Ma dove s’è cacciata??
Tirò fuori il cell, compose il numero – attesa – suonò… una, due, tre volte… – eddai, rispondi – quarta volta… poi una voce meccanica lo informava che era la segreteria telefonica, attaccò alla prima parola del messaggio.

Intanto la gente andava e veniva dalla via più turistica della città, ci si poteva trovare di tutto: coppiette innamorate di quattordicenni in tiro, gruppi rumorosi di ragazzi e di ragazze intente a notare se le notavano… c’erano baracchini di senegalesi dal sorriso facile, di cinesi con foulards, ninnoli e animali di paglia verde.
Non mancavano i saltimbanchi.
Alcuni assembravano immani folle vestiti da clown, altri facevano le belle statuine, chi da mummia egizia, chi da soldato romano, altri ancora cartomanti e fattucchiere avevano un tavolino tutto colorato con le carte disposte in bella mostra e cartelloni con simboli di mani e occhi. Uno di questi aveva addirittura il turbante ed era vestito alla Simbad ed era contornato da incensieri e pupazzi di ballerine del ventre.

Ridicolo.

Come se avesse percepito i suoi pensieri però, Simbad lo fulminò con gli occhi.
Poi da sotto la folta barba grigia da fachiro napoletano, gli occhi si addolcirono e tese una mano unghiuta facendo cenno di avvicinarsi.
Lui si guardò in giro – di lei neanche l’anima – massì che aveva perdere?

Si avvicinò.

In quel momento passava la gazzella della pula, Simbad la fissava inespressivo, quando passò rialzò gli occhi a lui, sfoderò un sorriso e disse: “Il Futuro, signore?”.
Con un gesto professionale, aveva spalmato un mazzo di carte sul tavolino in un semicerchio.

Ricordando una trasmissione in livornese stretto, sorrise:
- no, guarda, proprio una bella giacchetta, elegante, dove l’hai presa? -
- all’Ipercooppe – rispose lui.
Risero entrambi.

Poi il ragazzo si fece più serio.
- Scorta, non ho soldi… -
- Non te li ho chiesti, parlo di Soldi solo dopo Amore e Salute -
- Eddai ma mica ci credo eh, che questo sia proprio il Futuro, non lo può sapere mica nessuno
- Il Futuro è scritto, basta saperlo leggere- motteggiò lui, – Scegli una carta –
- Ma dai… -
- E che ti costa? Non voglio soldi: il vero indovino fa altre cose per vivere -
- No guarda proprio… -
- Mica ti mangiano -
- Evvabbè – allungò la mano e vide che lui guardava insistente una carta – furbetto e mi vuole ingannare – pensò, quindi pose mano su quella e fece quasi per prenderla.
- Ah è così che funziona eh? Vuoi che prenda quella carta eh?– spostò la mano in fondo al semicerchio e prese la penultima carta.

La scoprì.
Nel disegno vedeva una coppia che si teneva per mano, dietro stava un vecchio che teneva la mano sopra alla loro e un cupido svolazzante tendeva l’arco, puntando la freccia in loro direzione.

- Gli Amanti, ma che bella carta che hai preso -
- hm… –
- questo mi dice che c’è qualcuno che ti aspetta… o forse sei tu ad aspettare lei… si, altrimenti non saresti qui -
- … e poi? -
- … e poi posso vedere che la ami, anche se in modo carnale o comunque ingenuo -
- senti senti… scorta, non la bevo, ma lo dici a tutti quelli che vengono qui o solo ai ragazzi? Scommetto che hai un repertorio per ogni persona che arriva: chessò se è una tipa le dici che dovrebbe passare meno tempo allo specchio per pettinarsi? -

Simbad lo guardò, gli parve di vedere ilarità in quegli occhi grigi chiari.
Si era scoperto troppo, ora ci poteva ricamare sopra, hai capito tu come fanno…

- dipende dalla ragazza o donna che sia, mio giovane signore, comunque si, proprio nel tuo caso, direi che la tua dolce metà è una persona che passa un pò troppo tempo davanti allo specchio, ed è per questo che fa in ritardo, nevvero? -

Se lo immaginava che sarebbe andata a finire così.

- Ok ti ho detto io questa cosa, non l’hai mica indovinata -
- Vero, ora ti dirò invece qualcosa che non mi hai detto -
- Sarebbe? -
Il Fattucchiere fece scorrere l’unghia sulla carta in un moto circolare.
- Vedi, io so e vedo molte cose… -
- incredibile… – si guardò l’orologio.
Quasi quindici minuti di ritardo!
- e so, ad esempio, che ti ama… -
- ma davvero? … – controllò il cell per sms – niente.
- e vedo un segreto, insito nella natura stessa dell’Amore… -

Improvvisamente al ragazzo si drizzarono le orecchie.
- un… segreto? -
Lo accolse un sorriso persiano.
-Non vedi? Dietro ai due nella carta c’è un vecchio… non so in quale atteggiamento, ma mi sembra che valuti… forse un membro della famiglia? –
- sarà i su’ babbo! – esclamò il ragazzo, troppo tardi si accorse di aver pensato a voce alta e si morse un labbro.
- ecco, vedi qualcosa ho visto… – continuò – forse il padre, che deve decidersi su di te? – vide che lui inconsciamente faceva no con la testa – ah, forse non ti conosce, e sei nervoso perché lo devi incontrare? -

Gli occhi del ragazzo si fissarono sull’uomo, l’orologio, il cell e persino la Ciccia erano dimenticate.

- ho ragione, vero? -
Il ragazzo potè solo annuire poi disse – mah… così per curiosità, che altro vedi? –
- Vedo che sei preoccupato. Non sai come potrebbe giudicarti quando vi vedesse, in fondo, avete entrambi mentito ai vostri genitori! -

A questo punto sentiva umido alla fronte, le mani avevano perso il sangue, erano due ghiaccioli e spilli irritanti lo tormentavano lungo la schiena.

Simbad sembrò accorgersene e distese la sua faccia come un tappeto.
- Le tue paure sono infondate… non vedi? Tutto poi si aggiusta e col tempo anche le delusioni più grandi si guardano in prospettiva e non fanno più male -

Il ragazzo taceva ammutolito.

- L’Amore ha teso il suo arco e vi ha colpito con le sue amare frecce, ma vi protegge con le sue ali, e se rimarrete fedeli a voi stessi e tra voi saprete distillare le luci ed ombre della vita, potrete, se Egli lo vorrà, volare insieme. -

Le unghie si chiusero sulla carta che si inserì nel mazzo.
Il ragazzo parve svegliarsi da un sogno, il mago non lo guardava più, intento com’era a chiudere le sue cose per la sera.

Si guardò intorno e buttò l’occhio all’orologio… mezz’ora…

Vide un ragazzo dal volto conosciuto avvicinarglisi.
Lo salutò.
Questi arrivò sorridente, aveva occhi luminosi, sottili sopracciglia e il volto da cherubino era contornato da una fluente chioma castana.
Si guardò intorno e, fugace, gli diede un bacio sulla bocca.
- Scusami del ritardo ciccio, mi si è guastato il motorino -
Solita scusa…
- Ciccio che c’hai, ti ho chiesto scusa… ah… scommetto che sei nervoso perché devi incontrare papà… ma non ti preoccupare è un tipo progressista, ha proprio insistito lui che ci incontrassimo qua, quando finiva di lavorare -

“La Ciccia” puntò il dito in mezzo alla folla dove una figura stava venendo verso di loro.
Ma questa volta non aveva il turbante né il vestito da Simbad, rimanevano gli occhi grigi burloni e la folta barba da fachiro napoletano…
- Ciccio, ti presento papà -