DIPENDENZE COMPORTAMENTALI E COMPULSIVITA’: Il troppo storpia?

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Le nostre abitudini possono andare a minare la nostra salute?

Quando un comportamento normale diventa disfunzionale?

In questo articolo inquadreremo alcuni fenomeni che possono configurarsi come un rischio per il benessere di ognuno di noi.

Le nuove dipendenze

Recentemente (APA, 2013) è stato riconosciuto come comportamenti legati alla ricerca di piacere e gratificazione possano diventare preminenti al punto da creare quelle che sono state definite “dipendenze comportamentali”.

Le dipendenze comportamentali si differenziano da quelle più note per la mancanza dell’uso e abuso di sostanze ma condividono con esse alcune caratteristiche rilevanti:

  • tolleranza (necessità di aumento del comportamento per ottenere l’effetto desiderato)
  • astinenza (effetti spiacevoli in seguito alla sospensione di un comportamento, seppur nocivo)
  • compulsività (messa in atto pervasiva e persistente di un comportamento nonostante possa risultare disfunzionale)

Questi sono alcuni degli elementi usati per definire le dipendenze comportamentali (Griffith, 2005); a questi si associano le conseguenze spiacevoli che si possono verificare nei diversi contesti di vita della persona, affettivo, sociale, lavorativo, ma che vengono spesso negati o evitati poiché il comportamento risulta molto importante, se non addirittura necessario, per la gestione dei propri stati emotivi e dello stress.

Nuove evidenze cliniche

Attualmente la ricerca ha permesso di inserire il Disturbo da gioco d’azzardo fra le dipendenze comportamentali considerate formalmente in ambito psicologico e psichiatrico. Tuttavia, nella pratica clinica e nella vita quotidiana sono molti di più i comportamenti riconosciuti da professionisti e non come fonte di disagio e sofferenza per la persona.

Mangiare un po’ di Nutella, comprare un vestito nuovo, conservare un oggetto speciale, navigare su internet, rappresentano comportamenti normali, che tutti mettiamo in atto di quando in quando.

Nonostante ciò, se la possibilità di regolare i propri stati emotivi, sentirsi gratificati e soddisfatti passano troppo spesso e solo da specifici comportamenti, ne risulta una modalità di autoregolazione del proprio vissuto automatica, non sempre controllabile e poco flessibile, finanche patologica.

Esempi di quanto detto possono essere episodi frequenti di assunzione abnorme di cibo, come accade nel Disturbo Alimentazione Incontrollata, shopping compulsivo, hoarding (Disturbo da accumulo), sessualità compulsiva, dipendenza da internet.

La compulsione

 Come detto, una delle caratteristiche che definisce ed aiuta ad identificare le dipendenze, da sostanze o da comportamenti, è la modalità compulsiva con cui si manifestano. Le compulsioni sono comportamenti che la persona mette in atto in modo pervasivo, persistente e che implicano la sensazione di perdita di controllo ma al contempo di gratificazione. Il senso di benessere percepito è ciò che può favorire l’instaurarsi e il reiterarsi di modalità per cui la persona attua comportamenti che possono risultare pericolosi per il suo stesso benessere psicofisico. Diventano cioè le modalità di regolazione delle emozioni e dello stress preferite ma disfunzionali.

La difficoltà a gestire stati emotivi spiacevoli, come ansia, tristezza, solitudine e rabbia, può condurci quindi a mettere in atto comportamenti che per pervasività e persistenza mostrano effetti dannosi, sono quindi inadeguati e patologici.

Mi fermo, mi ascolto, mi accolgo: tecniche umanistiche e bioenergetiche per le dipendenze

 Nell’approccio integrato umanistico e bioenergetico grande attenzione è rivolta alla persona, nella sua globalità psicofisica: vengono promosse cioè le potenzialità individuali e lo sviluppo della propria autorealizzazione, anche quando questa risulta bloccata. L’ottica olistica porta psicologi e psicoterapeuti ad orientamento umanistico e bioenergetico a considerare l’individuo nella sua complessità, in cui rientrano anche le modalità di gestione delle emozioni, elemento che pone grande centralità al corpo, che di queste emozioni è teatro.

In questo senso, nel trattamento delle dipendenze vengono proposte diverse tecniche, come l’alfabetizzazione emotiva e tecniche psicocorporee.

Nei percorsi di alfabetizzazione emotiva l’individuo viene accompagnato in modo accogliente e non giudicante nell’esplorazione e comprensione del proprio modo di vivere, manifestare e gestire le emozioni, promuovendo la fluidità e flessibilità dell’esperienza personale in un’ottica di salute e benessere.

Tecniche psicocorporee legate all’approccio umanistico e bioenergetico che possono essere utilizzare sono, fra le altre, il training autogeno e le classi di esercizi bioenergetici.

Il training autogeno è una tecnica di rilassamento che promuove gradualmente una migliore consapevolezza psicofisica con conseguenze positive sul benessere individuale.

Le classi di esercizi bioenergetici, proposte inizialmente da Alexander Lowen, rappresentano una possibilità di prendere maggior coscienza di Sé e del proprio corpo, favorendo quindi lo sblocco delle tensioni muscolari che impediscono la piena espansione individuale.

Per saperne di più sulla tecnica del training autogeno o sulle classi di esercizi di bioenergetica consulta i nostri eventi o contattaci per raccontarci la tua esperienza: ci trovi a Firenze, Prato, Pistoia, Montecatini e Massa.

 

Bibliografia e sitografia

American Psychiatric Association. (2013). DSM 5 edition. Washington DC

Griffiths, M.D., (2005), A ‘components’ model of addiction within a biopsychosocial framework, Journal of substance use, 10,4.

https://www.stateofmind.it/tag/compulsioni/

https://www.ipsico.it/sintomi-cura/dipendenze-comportamentali/

 

 

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