Il LUTTO da più prospettive: un’analisi sul significato della perdita di abitudini e riti

“Tutto ciò che ci è più caro ci può essere strappato;

ciò che non può essere tolto è il nostro potere di

scegliere quale atteggiamento assumere dinanzi

a questo avvenimento”

 

 Victor Frankl

 

Il lutto come perdita

Il lutto è lo spazio di tempo che segue un evento di perdita, di entità e forma eterogenea, durante il quale le persone sperimentano pensieri ed emozioni differenti, tra cui la confusione, il dolore, la colpa, agitazione o anche rabbia. Ognuno mostra atteggiamenti diversi perché il lutto è unico così come unica è ogni persona.

I sentimenti e gli stati d’animo sono legati non solo alla perdita di una persona, ma anche e soprattutto alla perdita di una parte di sé.

In psicologia quindi con questo termine, lutto, si identificano tutti quei forti sentimenti e stati mentali derivati da accadimenti più o meno improvvisi che generano sofferenza e che hanno un forte impatto psicologico, tanto da presupporre la modifica radicale nella vita della persona.

L’evento dalla perdita è quindi di varia natura e abbraccia accadimenti come la perdita del lavoro, la separazione, l’interruzione di un legame significativo e la morte di una persona cara, ma anche uno stato di pericolo per la nostra salute psico-fisica che ci depriva di tutte le nostre abitudini e tale da mettere profondamente in discussione il nostro ruolo sociale e l’identità personale, fino ad una malattia debilitante e degenerativa che ci costringe a riformulare l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Oggi più che mai ci troviamo in questa situazione; l’emergenza da Covid-19, che stiamo tutti attraversando, ci costringe a limitare i nostri spazi d’azione facendoci sentire forzati nelle nostre case, deprivati delle nostre più care abitudini, obbligati a vivere a ritmi rallentati che spesso ci fanno sentire frustati, bloccati e vuoti.

E’ importante, in un periodo così difficile e caotico, non cercare di negare le emozioni che si provano, ma lasciare che questi sentimenti affiorino, mettersi in ascolto e connettersi all’interno, riconnettersi a quelle emozioni spiacevoli che possono affacciarsi nel nostro intimo. Prendercene cura proprio come facciamo nei momenti in cui ci separiamo da qualcuno che se ne va.

Come nel lutto che sperimentiamo per la perdita di una persona cara, anche oggi a causa di questa  emergenza sarà possibile il verificarsi di fasi di benessere che si alternano via via a cadute nel nostro umore accompagnate da sensazioni di tristezza, apatia e disinteresse verso le cose.

Un evento traumatico inoltre farà apparire la nostra quotidianità come un qualcosa “senza senso”, enfatizzando una sproporzione tra l’importanza dell’evento stesso, la perdita, e la vita fatta di gesti abituali.

L’esperienza di perdita può produrre una grande ed intima insicurezza, è possibile in questa fase mettere in discussione e rivalutare proprio questi gesti, riflettere sul nostro significato della vita e farsi domande sul senso delle cose sfidando la validità delle nostre credenze fondamentali.

Il quotidiano quindi sembra da creare nuovamente, quasi come se si presentasse per la prima volta. Vi è un bisogno di ricostruire il proprio mondo, di ristabilire una uniformità tra il mondo di prima e quello di adesso.

 

Il rito come momento di passaggio

 Soffriamo diverse perdite durante la nostra vita. Sin dal momento della nascita, quando dobbiamo abbandonare il ventre materno, fino a quando moriamo, siamo costretti a dire addio a persone, a luoghi, a situazioni amate.

La vita è una successione di finali e di inizi, tuttavia, non sempre siamo pronti a dire addio.

I lutti che apportano maggiori difficoltà sono quelli nati dalla perdita delle persone care, soprattutto per la loro morte. Questo si deve in gran misura al fatto che la maggior parte delle volte ha fine il vincolo, ma non l’amore da cui era composto, né i sogni, le fantasie e le speranze che lo accompagnano. Per questo motivo, la sofferenza è intensa e richiede un grande lavoro per essere superata.

Nel corso della storia le società hanno costruito riti, cerimonie ed eventi speciali per dire addio.

Uno dei primi gesti dell’uomo preistorico fu l’ideazione dei riti funerari. A differenza delle altre specie, l’essere umano iniziò a dare un significato alla morte e alla separazione dalle persone che facevano parte del suo nucleo.

I primi uomini cominciarono a seppellire i morti, perché avevano capito che la morte era un avvenimento di fondamentale importanza.

Un rito serve principalmente per sottolineare che ci troviamo di fronte ad un avvenimento speciale. Un fatto non ordinario, che merita una pausa lungo il cammino per essere ricevuto, digerito e per prepararsi al cambiamento.

Un rito di addio aiuta a sentire che l’avvenimento che stiamo vivendo cambierà la nostra vita, che una parte di questa non ci sarà più e così anche una parte di noi.

Il rito può aiutare a costruire uno spazio in cui fermarsi e sentire cosa sta cambiando e quali emozioni ci porta quel cambiamento; quello spazio permette di guardarsi indietro e ripercorrere momenti condivisi con la persona che si sta salutano. Ci permette di trovare un tempo per l’accettazione della propria e altrui sofferenza, un tempo per poterla esprimere e condividerla, dandole importanza e dignità.

Il momento che stiamo vivendo oggi, a causa dell’emergenza sanitaria, costringe le persone a vivere il dolore della separazione in totale solitudine e distanza.

Il rischio può essere quello di non riuscire a concretizzare ciò che sta accadendo e non riuscire ad adattarsi ad una nuova condizione, ad un mondo in cui la persona cara non ci sarà più.

La mancanza di uno spazio concreto dove dire addio pubblicamente, e non solo interiormente, potrebbe rallentare l’elaborazione oppure portare la persona a distanziare la perdita, senza trovare per quest’ultima un luogo privilegiato all’interno di sé.

Anche se adesso non ci è data la possibilità di dire addio attraverso il rito funebre o con una celebrazione a cui siamo abituati, può essere importante creare nella propria abitazione un momento in cui si prende un tempo e uno spazio per dire addio alla persona cara.

E’ fondamentale concretizzare e portare fuori da sé la sofferenza e il dolore mediante un rituale, così che si possa esternare e rendere visibile a sé la perdita e il momento in cui si dice addio definitivamente alla persona che se ne è andata, celebrandola, e rendendo ufficiale un passaggio e una fase di vita.

Per fare questo si può scrivere una lettera alla persona che ci ha lasciato, una poesia a lei dedicata, una canzone cantata ad alta voce, ma si può anche usare un rametto, o qualunque altro materiale, e lasciarlo consumare dal fuoco a simboleggiare quel passaggio importante.

Si possono raccogliere i ricordi e gli oggetti cari a chi se ne sta andando, sistemarli in un luogo speciale dove conservarli e farne tesoro.

In quel momento, ascoltare quello di cui abbiamo bisogno e connettersi alle nostre sfumature interiori sarà il modo migliore per poter trovare dentro di noi la modalità per unirsi e dopo separarsi dalla persona amata.

 

 

“Nei momenti di grande dolore e tristezza

abbiamo bisogno soprattutto di dolcezza,

tenerezza e bellezza”

 

Lo studio Napoli

 

Dott.ssa Pieraccini Giulia

Dott.ssa Rogai Lisa

Dott.ssa Simonini Samanta

Dott.ssa Tommasi Clarissa

BIBLIOGRAFIA

 

Napoli L. (2015), Traditi dal cuore: quando l’amore diventa dipendenza affettiva. Alpes, Roma.

Neimeyer, R. A. (2012). Techniques of  Grief  Therapy: Creative  Practices  for  Counseling  the  Bereaved. New York: Routledge

Pesci, S. (2014). Sostegno psicologico e psicoterapia con il lutto e il lutto complicato. In Psicottà.it, pubblicato dal 5 giugno 2014

Pesci, S. (2015). Il lutto e la sua elaborazione

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