Psicosomatica e quarantena: come poter affrontare l’isolamento?

psicosomatica e quarantena

In questo periodo della nostra vita siamo stati privati delle nostre libertà personali, con conseguente perdita di alcune abitudini che coloravano la nostra vita: le passeggiate all’aperto, gli aperitivi con gli amici, il nostro lavoro oppure la possibilità di muoverci liberamente. Allo stesso tempo però tutto questo ci ha permesso di ripartire da zero, di resettare tutto e trovare un nuovo modo di viverci i rapporti e il nostro modo di lavorare, spesso trovando inaspettate ma piacevoli sorprese. Tutti questi cambiamenti stimolano la persona a guardare dentro se stessa e trovare un equilibrio, per questo le campagne pubblicitarie e gli esperti ci stimolano a mantenerci attivi fisicamente e a relazionarci con gli altri per come è possibile farlo attraverso telefonate o videochiamate alle persone a noi care. In questo articolo cercheremo di chiare perché mantenerci attivi, sia dal punto  di vista psicologico che emotivo, costituisce le due facce della stessa medaglia che possono prevenire o ridurre alcune forme di disagio psicologico come ansia e depressione e come sia possibile alleviare le sensazioni negative.

 

Il legame tra corpo ed emozioni

In una delle nostre precedenti pubblicazioni ci siamo già soffermati sul legame tra corpo ed emozioni e quanto questo rapporto sia in stretta connessione con l’espressione di noi stessi e le modalità attraverso cui ci comportiamo (https://www.lucanapoli.com/psicosomatica-segnali-corpo/2019/09/). Ricordiamo quindi che la psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione il mondo emozionale ed affettivo con quello corporeo, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.

La medicina psicosomatica afferma che l’emozione è spesso determinante nell’eziologia della malattia. L’emozione è il vero mobilitatore del corpo e del pensiero, è un’informazione essenziale per il mantenimento dell’omeostasi ed è anche una forma di comunicazione che precede il linguaggio verbale. La malattia stessa non è, in genere, un semplice incidente di percorso, ma il più delle volte un’espressione di aspetti dell’individuo repressi, temuti e messi in ombra della propria esistenza, aspetti che vengono spesso combattuti prima ancora di essere compresi. La malattia può così diventare un informatore della coscienza che rivela al corpo, attraverso i sintomi, i propri bisogni.

La salute è dunque condizionata dalle emozioni, dai legami affettivi e dall’ambiente (inteso anche come clima comunicativo e relazionale oltre che atmosferico), quindi il collegamento con quello che ci stiamo trovando a vivere, che sia caratterizzato da una mancanza del consueto modo di vivere i propri rapporti oppure dall’impossibilità di relazionarsi con più persone, potrebbe costituire un ostacolo per la nostra salute psicofisica.

In conclusione si può affermare che alcune forme di disagio che possiamo percepire principalmente a livello somatico (anche perché siamo abituati a porre particolare attenzione alle nostre manifestazioni di fastidio sul piano fisico) sono un’espressione diretta del malessere psicologico attraverso il corpo. Altro aspetto che contestualizzato alla limitazione della libertà possiamo sottolineare grazie alla disciplina della psicosomatica riguarda il fatto che queste malattie non sono altro che l’espressione di vissuti emotivi quali: ansia, sofferenza oppure di emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, che trovano una via di scarico immediata nel corpo. Le principali manifestazioni di questo sono: mal di stomaco, mal di testa, dolori alla schiena o sfoghi cutanei.

 

Quali vissuti negativi possono essere esperiti durante la quarantena?

Il distanziamento sociale, l’isolamento in casa, la paura del contagio, la perdita del lavoro e l’emergenza Coronavirus in generale, sta lasciando una lunga serie di conseguenze psicologiche. L’epidemia di Covid19 e le attuali misure di restrizione dette “lockdown” imposte per limitare i contagi possono avere un impatto sulla sintomatologia depressiva, ansiosa, ossessivo-compulsiva e post-traumatica nella popolazione. Cercando dati empirici a questa considerazione, un’indagine dell’università degli studi dell’Aquila e il Centro di documentazione, formazione e ricerca per la ricostruzione e la ripresa dei territori colpiti da calamità Territori Aperti, in collaborazione con l’università degli studi di Roma Tor Vergata che ha somministrato un questionario che ha coinvolto 18.000 italiani su tutto il territorio nazionale, ha evidenziato come le restrizioni alla libertà individuale, il distanziamento sociale, le conseguenze per l’economia ma anche la paura di contrarre il Covid-19 abbiano prodotto i loro effetti. Degli intervistati, il cui 79,6% è di genere femminile, 6.604 (37%) hanno detto di aver accusato di sintomi del disturbo da stress post-traumatico. Il 22,9%, ossia 4.092 persone, lamenta un disturbo dell’adattamento, il 21,8%, vale a dire 3.895 persone, sconta uno stress elevato. E ancora: 3.700 (20,8%) manifestano ansia, 3.084 (17,3%) depressione e 1.301 (7,3%) insonnia.

Ovviamente non sempre questo si concretizza. Come abbiamo detto in apertura di questo articolo, l’essere forzati a rimanere in casa non ha necessariamente portato a conseguenze negative per la persona. Inizialmente il diverso livello di stress che ciascuno ha vissuto è stato notevole ma le capacità resilienti delle diverse persone hanno consentito di sperimentare nuove modalità di relazionarsi e di crescere a livello personale e lavorativo. Ma questa eventualità non si verifica, come possiamo fare?

 

Cinque consigli pratici per gestire lo stress

  1. Nell’arco della giornata, stabilisci dei momenti in cui informarti scegliendo dei canali affidabili, appartenenti a fonti istituzionali. Esporsi ad una continua informazione alimenta lo stato di allerta.
  2. Condividi le emozioni e preoccupazioni. In questo momento storico è normale provare paura o agitazione. Parlare con le persone aiuta a calmare la paura.
  3. Mantieni una continuità, nel rispetto delle regole suggerite, con le routine e abitudini.
  4. Investi del tempo su nuovi progetti e attività o riprendi quelle attività abbandonate ma che danno soddisfazione e alleggeriscono il carico di stress.
  5. Ritagliati uno spazio personale, intimo, in cui è possibile pensare, leggere un libro, ascoltare della musica, contattare un amico o semplicemente staccare la spina.

Ricordiamo anche che nei casi in cui l’ansia e la paura prendono il sopravvento creando una situazione di disagio cronico costante e persistente, contatta un professionista. Non ti vergognare di chiedere aiuto, gli psicologi conoscono bene queste problematiche e possono aiutarti.

 

Cosa fare con i bambini?

  • Racconta la verità in modo semplice, attraverso l’aiuto di immagini e altri materiali adeguati come video oppure articoli di giornale.
  • La condivisione e spiegazione delle informazioni con lo scopo di renderle comprensibili e rassicuranti aiuta il bambino a tranquillizzarsi e prendere consapevolezza del problema.
  • Chiarisci che le persone competenti (medici, infermieri, forze dell’ordine) stanno lavorando con costanza e impegno affinché si ritorni ad una condizione di normalità. Spiega che è necessario che anche noi facciamo la nostra parte: sottolinea gli aspetti positivi delle azioni sia di prevenzione (norme igieniche consigliate dal Ministero della Salute) per la salvaguardia di ognuno di noi. In questo modo si crea un clima di affetto e attenzione che aiuta tutti i membri della famiglia.

 

Come è possibile prevenire o alleviare i vissuti psicocorporei dovuti a stress, ansia e depressione?

Lowen (1975) sostiene che l’uomo civilizzato tenderebbe a razionalizzare, a verbalizzare a scapito del vissuto del corpo e degli affetti. A ciò si collega il fatto che le tensioni represse o non espresse nell’infanzia si trasformino in tensioni muscolari croniche che, a loro volta, inibiscono l’espressione di un sentimento. Per questo diviene necessario sciogliere una tensione muscolare e quindi di liberare l’energia trattenuta o repressa, attraverso esercizi bio-energetici. Vorremmo proporre in questo articolo uno di questi esercizi che utilizziamo nella nostra pratica clinica per gestire questi vissuti psicocorporei:

Training autogeno: è una tecnica di rilassamento che vanta numerosi effetti benefici (Manzoni et al., 2008). La grande funzione terapeutica rilevabile nel Training Autogeno consiste nella capacità di facilitare la presa di contatto con sé, la conoscenza del proprio corpo e la consapevolezza di ciò che si vive nel qui ed ora, rappresentando quindi, non solo una tecnica di rilassamento ma anche uno strumento di cambiamento psicocorporeo.
Imparare ad ascoltare, sentire e individuare ciò che accade nel nostro corpo diventa di fondamentale importanza per chi soffre di ansia; riconoscere un movimento corporeo, dargli un nome e affiancarlo ad un’emozione permette di tornare ad “abitare” il proprio corpo, a conoscerlo e gestirlo tanto nei momenti di urgenza e crisi quanto in quelli di tranquillità (Napoli & Gori, 2012).

 

 

Bibliografia

  • Lowen, A. (1975), Bioenergetics, New York, Coward, McCarin & Georgen Inc. It. Bioenergetica, Feltrinelli Editore, Milano.
  • Manzoni G. M., et al. (2008). Relaxation training for anxiety: a ten-years systematic review with meta-analysis. BMC Psychiatry, 2008.
  • Napoli, L. & Gori, B. (2012) Dare corpo all’anima. Alpes Italia.

 

Sitografia

  • https://www.open.online/2020/04/15/coronavirus-effetti-psiche-depressione-insonnia-ansia-lockdown-rapporto/

 

Lo studio Napoli

 

Dott.ssa Pieraccini Giulia

Dott. Pucci Damiano

Dott.ssa Rogai Lisa

Dott.ssa Simonini Samanta

Dott.ssa Tommasi Clarissa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Apri la chat
Scrivici qui