di Sebastian Ocklenburg e Julian Packheiser
Gli abbracci hanno un ruolo importante nella nostra vita e sono uno strumento potente della comunicazione non verbale. Ma cosa sappiamo davvero di questo gesto?
La parola “abbraccio” deriva dalle parole Sassoni e Teutoniche “hog” o “hagen”, che significano “essere tenero con, comprendere” (Kluge & Götze, 1930) e nonostante siano diventato oggetto di ricerca solo recentemente, ciò che è certo è che gli esseri umani si abbracciano da migliaia di anni, come dimostra la scoperta de “Gli amanti del Valdaro” avvenuta nel Febbraio 2007. Sappiamo inoltre che rappresentano uno strumento multifunzionale della comunicazione non verbale applicabile sia in contesti negativi che positivi.
Secondo gli autori esistono numerose tipologie di abbraccio che possono essere classificate secondo le seguenti dimensioni: durata del contatto fisico, come si muovono braccia e gambe, quanto è forte la stretta, se l’abbraccio è orientato verso destra o sinistra, il numero di persone coinvolte, il rapporto emotivo tra i coinvolti, la loro personalità, il genere sessuale e il background culturale. Non soltanto, secondo Stracker le variabili che sembrano essere coinvolte più frequentemente nell’abbraccio sono: la posizione della mano, che può posizionarsi sul braccio dell’altra persona o sulla sua schiena; la posizione del corpo (di fronte o lateralmente) che possono esprimere differenti possibili legami emotivi (ad es. amicizia, amore ecc.); la pressione, se forte o debole; quanto i due corpi si toccano.
Cosa costituisce un “buon abbraccio”? Un gruppo di ricercatori guidato da Anna Lena Düeren, dell’Università di Londra, nel 2021 ha chiesto ai partecipanti di abbracciare una delle sperimentatrici per una durata variabile di uno, cinque o dieci secondi. Hanno determinato che per le donne gli abbracci di un secondo sono percepiti significativamente meno piacevoli rispetto a quelli della durata di cinque o dieci secondi e, in particolare, viene vissuto come un’esperienza positiva nel caso in cui si crei un vero contatto fisico e una certa prossimità. In un secondo esperimento gli psicologi hanno studiato le modalità con cui gli abbracci erano compiuti. Sono stati coinvolti uomini e donne del campus universitario che si conoscevano tra loro (erano amici o coppie legate da relazione sentimentale) e Düren e colleghi hanno riscontrato che esistono due tipi di abbracci particolarmente frequenti: l’abbraccio incrociato, in cui entrambe le persone fanno passare un braccio sopra la spalla dell’altro, e l’abbraccio collo-bacino, in cui una persona stringe l’altra con entrambe le mani a livello del bacino, mentre la seconda passa entrambe le braccia dietro il collo o sulla parte alta della schiena della prima.
Entrambe le forme erano accolte altrettanto bene dai partecipanti ma il gruppo di ricerca ha evidenziato una differenza di genere: in particolare, nell’80% dei casi gli uomini abbracciavano altri uomini con un abbraccio incrociato,invece le donne usavano entrambe le forme con la stessa frequenza, indipendentemente dal genere dell’altro. Sembrano indipendenti dalla modalità messa in atto la dimensione corporea e il legame emotivo tra le persone.
Uno studio del 2019 ha indagato l’abbraccio incrociato: in particolare gli autori, Sebastian Ocklenburg e Julian Packheiser, si sono domandati se le emozioni forti influiscono sulla preferenza laterale. Hanno osservato come le persone si comportano in aeroporto, assumendo che le persone sono tristi quando si separano e felici quando si ritrovano.
Come gruppo di controllo hanno analizzato un certo numero di video sulla piattaforma Youtube in cui alcune persone si mettevano in una zona pedonale con gli occhi bendati e la braccia aperte, con un cartello che diceva “Hug me”, e mentre alcuni passati ignoravano l’invito, altri lo accoglievano. Dall’analisi dei dati è emerso che, sia in aeroporto che nei video presi da Youtube, gli uomini si abbracciavano tra loro più raramente rispetto a due donne o a un uomo e una donna. Inoltre, la maggior parte delle persone iniziava l’abbraccio con la parte destra del corpo e tendeva a destra, confermando quanto è noto circa la predominanza nella maggior parte delle persone nell’uso della mano o del piede destro. Sembra però che questa preferenza sia minore in aeroporto rispetto ai video, il che fa presumere che i sentimenti forti portino a uno spostamento verso sinistra, confermando il fatto che le emozioni sono elaborate prevalentemente nell’emisfero destro, che controlla la metà sinistra del corpo.
Gli autori hanno voluto verificare la scoperta in condizioni controllate: hanno mostrato ai soggetti brevi storie allegre, tristi o neutre e poi hanno chiesto loro di abbracciare un manichino di forma maschile o femminile (assicurandosi che il comportamento non fosse influenzato da quello della persona di fronte). Questo ha confermato quanto visto dallo studio precedente: dopo le storie dai contenuti più emotivi, la preferenza laterale era meno pronunciata e i partecipanti tendevano più spesso verso sinistra, ma la cosa sorprendente è che questa tendenza si verificava anche negli uomini che dovevano abbracciare un manichino maschile dopo aver visto una storia neutra, il che ha fatto ipotizzare che, anche in questo caso, possano entrare in gioco i sentimenti, sentendosi a disagio a dover abbracciare un manichino maschile.
Il ruolo delle emozioni nella lateralità è presente anche in altri contatti quotidiani: in uno studio del 2020 un gruppo di ricerca guidata da Jennifer Sedgewick ha confermato che la tendenza a piegare la destra si riduce quando entra in gioco la passione, mentre in una meta-analisi del 2019 è emerso che i genitori tendono ad appoggiare e cullare più spesso i bebè sul lato sinistro del proprio corpo, in particolare le madri.
Gli abbracci fanno anche bene alla salute, in particolare possono agire come antipertensivi naturali nelle donne: Kathleen Light (Università dello Utah) in uno studio del 2005 ha chiesto a coppie legate da una relazione romantica di abbracciarsi per 20 secondi e poi ha valutato l’effetto del contatto fisico misurando la pressione sanguigna e la concentrazione di ossitocina. Da questo è emerso che gli abbracci sono in grado di abbassare la pressione delle partecipanti ed è stata rilevata una maggiore quantità di ossitocina nel sangue. È possibile che gli abbracci aumentino anche le difese immunitarie, come ha accertato un gruppo di esperti guidato da Sheldon Cohen (Università di Pittsburgh) con un campione di 400 partecipanti tra uomini e donne. I ricercatori hanno interrogato regolarmente i volontari, chiedendo loro quanto spesso abbracciano gli altri, quanti conflitti avevano sperimentato in quel lasso di tempo e quanto si sentivano sostenuti a livello sociale. Successivamente i partecipanti sono stati messi in quarantena in un hotel locale, dove hanno inalato una dose infettiva di virus del raffreddore e dell’influenza. Successivamente, nei cinque/sei giorni successivi si documentava se i partecipanti sviluppassero i sintomi di malattia e, nel caso, quanto fossero forti. Da questo è emerso che, sia la frequenza dei contagi che la gravità dei sintomi erano più alte nelle persone che nel periodo precedente avevano avuto più diverbi, ma il rischio diminuiva in coloro che erano stati abbracciati spesso, indipendentemente dal genere. Risulta essere indipendente invece il sostegno sociale che avevano avuto prima del periodo di quarantena.
Com’è possibile che gli abbracci rafforzino il sistema immunitario? È probabile che l’ossitocina abbia un ruolo anche in questo caso, in quanto è noto che questo ormone inibisce l’attività ipotalamo-ipofisi-surrene, il ché, tra le altre cose, causa una riduzione della concentrazione di cortisolo. Questo, durante lo stress acuto, riduce la reazione immunitaria, permettendo alla persona di non sviluppare i sintomi della malattia e non altera il suo funzionamento; contrariamente, nello stress cronico, essendo che i livelli di questo ormone rimangono sempre elevati, si riduce l’efficacia del sistema immunitario.
In uno studio pubblicato nel 2022 un gruppo di ricercatori guidato da Gesa Berretz ha chiesto a coppie di innamorati di abbracciarsi e poi tenere una mano nell’acqua ghiacciata per tre minuti. Mentre avevano la mano nell’acqua venivano osservati da uno sperimentatore e filmati con l’obbligo di guardare in modo fisso la telecamera, non potendo parlare con il partner. Rispetto al gruppo di controllo, in cui prima della “prova di stress” le coppie non si erano abbracciate, nella saliva delle donne si rilevava una quantità minore di cortisolo, mentre negli uomini non è stata rilevata nessuna differenza. Questo è stato dimostrato anche da un ulteriore studio di Sumioka, Nakae, Kanai e Ishiguro in cui similmente allo studio condotto dagli autori, è stato chiesto di avere una conversazione con un estraneo mentre abbracciavano un manichino dalle fattezze umane chiamato “Hugvie ®” (Un cuscino dalla forma umana che ha la funzione di telefono) e, rispetto al gruppo di controllo a cui veniva richiesto solamente di parlare al telefono, è emerso un livello di cortisolo più basso nella saliva dei partecipanti dopo la conversazione al telefono. Questi risultati hanno fatto ipotizzare che le donne percepiscono l’abbraccio come più benefico e consolatorio.
Ma quanto spesso è necessario abbracciare qualcuno per avere un effetto benefico sull’umore? Per capirlo, gli autori hanno condotto due esperimenti: dal primo, durante il quale ogni giorno veniva chiesto ai partecipanti di descrivere il proprio umore e indicare quanto spesso avessero abbracciato qualcuno, è emersa una correlazione positiva tra buon umore e maggiore frequenza degli abbracci, più forte nelle persone sole o single rispetto a coloro che avevano una relazione o molti rapporti sociali.
Ma quindi l’effetto positivo degli abbracci dipende dall’accesso alle relazioni sociali? Gli autori hanno condotto dunque un secondo esperimento, in particolare un follow-up durante il 2021, periodo ancora coinvolto dalle limitazioni sociali imposte dalla pandemia di Covid-19, ipotizzando che i partecipanti fossero stati abbracciati meno in quel periodo e per questo motivo avessero un maggior bisogno di contatto fisico. Nonostante non sia possibile affermare definitivamente che sia presente un nesso di causalità, sembra essere confermata la relazione tra abbracci frequenti e umore positivo. In particolare, uno studio condotto da von Mohr et al. (2021) dimostra che la privazione di contatto intimo durante la pandemia da Covid-19 è associata a un peggior benessere psicologico, sentimenti di solitudine e ansia. Non soltanto, sembrerebbe essere stato scoperto che, dipendentemente dalle differenze individuali e dal tipo di esperienze avute con il contatto, maggiori sono i giorni di distanziamento sociale, più gli individui sembrano desiderare il contatto intimo.
Il cervello come elabora gli abbracci? In uno studio del 2021 hanno chiesto a uomini e donne in una relazione sentimentale di abbracciarsi o baciarsi nel setting domestico; utilizzando l’elettroencefalogramma è stato possibile scoprire che gli abbracci, quanto i baci romantici, sono associati a un’alterazione dell’attività nell’area frontale del cervello.
Tratto dalla rivista “Mind”, redatto dalla Dott. Bernacchi.
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