Dipendenza Affettiva

Sfogliando riviste non specializzate, ci imbattiamo spesso (anche perchè tornano alla ribalta periodicamente causa tristi fatti di cronaca) in varie visioni e definizioni della cosiddetta “dipendenza affettiva”

Si va dal porre attenzione ai confini psichici fra se stessi e gli atri, a conservare la propria individualità in una relazione, a legare il proprio benessere al partner, o a una altra persona in genere, sostenendo o immaginando (spesso vivendo convintamente quasto stato d’animo, questa ideazione) che il proprio benessere psico-fisico dipenda quasi esclusivamente dalla presenza del partner, ci si lega a lui in maniera eccessiva, si diviene per l’appunto dipendenti (dal latino “de pendere“, ossia “essere appeso“, “attaccato“), si sviluppa a volte una mania di controllo e ossessioni circa la propria vita collegata all’altro che deve fornire continue prove, inconfutabili, della sua dedizione alla nostra causa, al nostro sentimento, all’amore che proviamo.

Temendo costantemente l’abbandono e la solitudine, una persona dipendente affettivamente spesso ricerca l’approvazione e l’accondiscendenza di chi è vicino, portandola in questo modo ad attuare comportamenti e a prendere decisioni molto spesso accomodanti, remissive e non realmente sentite come proprie.

Come scrive nel libro “La rabbia delle donne” la psicologa Monica Morganti: “Quando finisce un amore o veniamo tradite non soffriamo solo per la perdita dell’oggetto d’amore, ma soprattutto per il fatto che allontanandosi da noi l’altro ci comunica il nostro non valore [… ] Quando l’altro se ne va rimaniamo senza il nostro valore che avevamo depositato in lui.” (Morganti, pagg. 32-33, 2006).

Vengono spesso proposti dei questionari con le domande chiave per capire se siè a rischio. Intrisi di senso comune, per le persone hanno un fondo di verità in quanto tutti noi temiamo di fare le cose per i motivi “sbagliati”, spesso non ci ficdiamo degli altri, vorremmo continue conferme e gratificazioni.

ma la differenza fra le persone è sul come si superano questi transitori momenti di sconforto.

Tutti noi, appunto, agiamo reattivamente ad una situazione spiacevole o che percepiamo come ingiusta, alcuni anche in maniera forte, ma siamo sicuri che la nostra identità non ne verrà scalfita, noi esisteremo comunque, non ci a nulletem pocnhcop come pernosnhok ne

La differenza spesso sta nella pervasività di alcuni comportamenti, ad esempio di controllo dell’altro o di accondiscendenza rispetto ad alcune richieste, o peggio dell’altrerazione della percezione della realtà.

non si avverte più quel sano equilibrio, seppur a volte inconstante e faticoso da raggiungere fra dare e ricevere, fra sentirsi in armonia con quanto si è investito e quanto si ha in cambio

Sebbene alcuni autori utilizzino i termini di “mal d’amore”, “intossicazione d’amore” (o “intossicazione psicologica”) e “droga d’amore” tutti come sinonimi della “dipendenza affettiva”, in realtà vanno fatte alcune importanti distinzioni al fine di non patologizzare processi che possono essere transitori e perfino normali in alcune fasi della vita di relazione.

Mal d’amore” è un termine generico che indica una sofferenza che può essere legata ad uno stato affettivo e di interesse verso un “oggetto d’amore” non disponibile o di cui non si conosce ancora la responsività o, infine, di cui non si conoscono alcune caratteristiche che sono alla base di fiducia, stabilità e serenità della vita affettiva. Di conseguenza è possibile che questo stato di malessere sia temporaneamente normale in seguito alla delusione del rifiuto e quindi alla notizia di una non reciprocità che si pone come una ferita narcisistica e come uno smacco all’autostima, ma esso può essere altrettanto consueto (ma non necessario) nella fase iniziale di una relazione, soprattutto in quella più accesa e più passionale dell’innamoramento, prima che il rapporto si stabilizzi intorno ad alcuni “punti sicuri”.

Quando si parla invece di “intossicazione d’amore” si fa riferimento ad una tendenza psicologica e comportamentale che può coincidere con la dipendenza affettiva: una condizione relazionale negativa che è caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità. Tale condizione, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere interrotta per ricercare un nuovo stato di serenità. Qualora ciò risulti impossibile si è soliti parlare di “dipendenza affettiva” o anche di “droga d’amore” .

Riconoscere la Love addiction

L’amore che può essere definito una “droga” è uno stato affettivo che in una coppia normale è destinato a portare alla distruzione della relazione. Ma esso si instaura in “coppie disfunzionali”, ossia in contesti relazionali-affettivi in cui in genere uno dei partner mostra segni di dipendenza verso l’altro e in cui si radica una tendenza ad alimentare questa forma di equilibrio paradossale della coppia fondato sul malessere. In alcuni casi la dipendenza è reciproca e ciò genera una costruzione a due del disagio che si radica in modo ancora più forte e che alimenta più facilmente le distorsioni cognitive che fanno pensare che alcuni comportamenti siano normali e dovuti all’altro.

A partire dalla prospettiva di Giddens a questo problema, possono essere distinte tre principali caratteristiche della “love addiction” , che la connotano come una forma di “dipendenza”.

1)La prima di esse è il piacere connesso alla droga d’amore , definito anche ebbrezza , ovvero la sensazione di euforia sperimentata in funzione delle reazioni manifestate dal partner rispetto ai propri comportamenti.

2)La seconda caratteristica, la tolleranza , definita anche dose , consiste nel bisogno di aumentare la quantità di tempo da trascorrere in compagnia del partner, riducendo sempre di più il tempo autonomo proprio e dell’altro e i contatti con l’esterno della coppia, un comportamento che sembra alimentato dall’assenza della capacità di mantenere una “presenza interiorizzata” e quindi di rassicurarsi attraverso il pensiero dell’altro nella propria vita (Lerner, 1996). L’assenza della persona da cui si dipende porta pertanto ad uno stato di prostrazione e di disperazione che può essere interrotto solo dalla sua presenza tangibile.

3)Infine, l’incapacità a controllare il proprio comportamento , connessa alla perdita dell’Io ossia della capacità critica relativa a sé, alla situazione e all’altro, una riduzione di lucidità che crea vergogna e rimorso e che in taluni momenti viene sostituita da una temporanea lucidità, cui segue un senso di prostrante sconfitta e una ricaduta, spesso più profonda che mai, nella dipendenza che fa sentire più imminenti di prima i propri bisogni legati all’altro.

L’amore dipendente , conseguentemente, si mostra con le seguenti caratteristiche:

-è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali;

-è parassitario e basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato;

-è caratterizzato dalla stagnazione e dall’autoassorbimento, ossia da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e necessita di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita.

Nella dipendenza affettiva esistono 2 elementi distintivi della vita emotiva interiore :

1)un bisogno di sicurezza che fa da guida ad ogni comportamento;

2)una tendenza a disconoscere e a fare disconoscere all’altro i propri bisogni di ricevere amore , un’attitudine che sembra radicata in un’infanzia in cui ci si è abituati a limitare le proprie aspettative in conseguenza a delle esperienze relazionali precoci inappaganti e frustranti.

Due caratteristiche epidemiologiche importanti della dipendenza affettiva sono:

1)l’alta incidenza nella popolazione femminile, al punto da stimare che il fenomeno sia al 99% diffuso in questa fetta della popolazione (Miller, 1994) in molti paesi del mondo;

2)la tendenza ad associarsi a disturbi post-traumatici da stress, per cui in genere questa forma di dipendenza si osserva in persone che hanno anche vissuto abusi o maltrattamenti, un aspetto che fa pensare che siano stati tali eventi a far sviluppare forme affettive dipendenti.

Una delle maggiori studiose di questo tipo di problematica è stata Robin Norwood (1985), conosciuta ad un grande pubblico di lettori proprio per via di diverse opere su questo tema, tra cui la più nota dal titolo “Donne che amano troppo”. Nel suo libro l’autrice sottolinea le caratteristiche familiari, emozionali e le modalità tipiche di pensiero delle donne co-dipendenti.

Tra le peculiarità della storia personale e familiare condivise da chi è coinvolto in un problema di “love addiction” ci sono:

-la provenienza da una famiglia in cui sono stati trascurati, soprattutto nell’età evolutiva, i bisogni emotivi della persona;

-una storia familiare caratterizzata da carenze di affetto autentico che tendono ad essere compensate attraverso una identificazione con il partner, un tentativo di salvare lui/lei che in realtà coincide con un tentativo interiore di salvare se stessi;

-una tendenza a ri-attribuirsi nella propria vita di coppia, più o meno inconsapevolmente, un ruolo simile a quello vissuto con i genitori che si è tentato a lungo di cambiare affettivamente, in modo da poter riprovare a ottenere un cambiamento nelle risposte affettive pressoché inesistenti ricevute nella propria vita;

-l’assenza nell’infanzia della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza che genera, nel contesto della co-dipendenza, un bisogno di controllare in modo ossessivo la relazione e il partner, che viene nascosto dietro un’apparente tendenza all’aiuto dell’altro.

È importante sottolineare che tutte le persone dipendenti affettivamente possono condividere, realmente o attraverso il proprio vissuto psicologico, tali realtà personali e familiari. Ciò che conta, infatti, è la percezione affettiva e il vissuto emotivo soggettivo conservato nella propria infanzia, anche se qualche volta questo non coincide con la presenza oggettiva di carenze e violenze e quindi con le attenzioni ricordate dai genitori delle persone che manifestano sintomi e conseguenze della dipendenza affettiva.

I pensieri e i vissuti emotivi nella “dipendenza dall’amore” sono principalmente connotati da:

-tendenza a sottovalutare la fatica connessa a ciò che serve ad aiutare la persona amata al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico;

-terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione;

-tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia;

-autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità;

-tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale;

-propensione a provare attrazione verso persone con problemi e contemporaneo disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che invece suscitano noia.

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