Psicosomatica: i segnali del nostro corpo

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Ti è mai capitato di avere mal di stomaco e di non capire perché? Oppure mal di testa, di schiena, uno sfogo cutaneo senza capirne la natura organica? Forse la colpa non era di quello che hai mangiato il giorno prima o di qualche sforzo fisico, probabilmente era il tuo corpo che cercava di mettersi in contatto con te, provava a comunicarti qualcosa. In questo articolo vedremo cos’è la psicosomatica e quale significato potrebbero portare questi segnali che il nostro corpo ci invia sottoforma di dolore, malessere, disagio.

La psicosomatica

La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il mondo somatico, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. Lo Iacono (2008), infatti, definisce la psicosomatica come un approccio volto a ricercare la connessione tra un disturbo somatico (anche generico) e la sua eziologia, spesso di natura psicologica. Il suo presupposto teorico è la considerazione dell’uomo come inscindibile unità psicofisica; tale principio implica che in ogni forma morbosa e perfino nel trauma accidentale, giochino un ruolo, accanto ai fattori somatici, anche i fattori psicologici. Lowen (2008) sostiene che in senso lato tutte le malattie siano psicosomatiche, perché gli atteggiamenti e i sentimenti di una persona influenzano sia l’inizio sia il decorso della malattia stessa. Questo orientamento scientifico sostiene, quindi, che la malattia nasce dal rapporto dell’individuo con il suo ambiente, perciò sono presi in considerazione tanto l’aspetto psicologico quanto gli aspetti ambientali. Esiste, però, anche l’indefinibile senso di malessere psicosomatico, che non è sempre localizzabile su un organo ma ha confini precisi, si accompagna ad ogni situazione di disagio e che noi siamo portati a definire con il termine onnicomprensivo “ansia con somatizzazioni”.

Tuttavia, Lo Iacono ricorda che una particolare situazione ha un preciso significato, in ciascun individuo, in funzione del suo vissuto, della sua storia e del suo sviluppo. Il processo alla base del disturbo psicosomatico è la somatizzazione, con tale termine si intende il meccanismo che permette di trasformare i processi psichici in somatici, coinvolgendo il sistema endocrino ed immunitario.

Per quanto riguarda i sintomi psicosomatici, essi si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress (ad esempio nel caso i cui ci siano dei non detti è possibile che ci siano degli abbassamenti di voce oppure il peso delle responsabilità può portare dolori alla schiena).

Le manifestazioni organiche non sono prodotte intenzionalmente né tantomeno sono il frutto di simulazione, ma sono disagi reali. Questi sintomi organici possono portare ad un grado di sofferenza molto elevato in diverse aree del proprio funzionamento, come la vita affettiva, sociale, lavorativa e familiare.

Il ruolo delle emozioni

La medicina psicosomatica afferma che l’emozione è spesso determinante nell’eziologia della malattia.

L’emozione è il vero mobilitatore del corpo e del pensiero, è un’informazione essenziale per il mantenimento dell’omeostasi ed è anche una forma di comunicazione che precede il linguaggio verbale; esistono dei segni rivelatori che ci danno informazione di ciò che le persone sentono: un cambiamento del tono della voce, l’espressione nello sguardo, una tensione muscolare sono più eloquenti di mille parole.  Le emozioni, positive e negative, ci formano e sono inscritte profondamente nella disposizione dei circuiti neuronali del cervello e ci danno il vantaggio evolutivo di una maggior consapevolezza di come sopravvivere in situazioni difficili e stressanti: la collera mobilita energia opportuna per aggredire e per difendersi, il disgusto ci aiuta a rifiutare un elemento tossico, la paura a fuggire davanti a un pericolo. Tutte queste emozioni “negative”, dopo aver attivato l’emisfero destro, ci fanno reagire in modo da preservare il nostro equilibrio e la nostra integrità. Riguardo le emozioni “positive” alcune ricerche dimostrano che le persone più soddisfatte con sentimenti più positivi hanno maggior facilità ad esprimersi in modo lucido e creativo. Alimentare i pensieri e quindi le emozioni positive rinforza il sistema immunitario, previene vari disturbi e influenza il miglioramento del decorso di una malattia.

La malattia stessa non è, in genere, un semplice incidente di percorso, ma il più delle volte un’espressione di aspetti dell’individuo repressi, temuti e messi in ombra della propria esistenza, aspetti che vengono spesso combattuti prima ancora di essere compresi. La malattia può così diventare un informatore della coscienza che rivela al corpo, attraverso i sintomi, i propri bisogni.

La salute è dunque condizionata dalle emozioni, dai legami affettivi e dall’ambiente (inteso anche come clima comunicativo e relazionale oltre che atmosferico) che ci circonda ma, soprattutto, il respiro è la funzione fondamentale che alimenta la vita degli esseri animati.

Lowen sostiene che la malattia vada vista come il tentativo del corpo di ristabilire la propria integrità in seguito ad un trauma, dove con trauma intende un qualsiasi danno all’organismo ed equivale a uno stress gravissimo, a prescindere dal tipo di stressore. Bisogna però precisare che lo stress non sfocia necessariamente in malattia, infatti nel corso della vita si è soggetti a molti stress che si fronteggiano senza che all’organismo vengano meno le sue normali funzioni. Inoltre lo stress può essere lieve e causare solo una piccola reazione da parte del corpo.

I sintomi , quindi, sono il tentativo del corpo di contrastare o di rimuovere l’agente stressore e riparare il danno ad esso causato.

In conclusione si può affermare che le malattie somatiche sono un’espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel corpo.

Le tecniche corporee

Lowen sostiene che l’uomo civilizzato tenderebbe a razionalizzare, a verbalizzare a scapito del vissuto del corpo e degli affetti. A ciò si collega il fatto che le tensioni represse o non espresse nell’infanzia si trasformino in tensioni muscolari croniche che, a loro volta, inibiscono l’espressione di un sentimento. Per questo diviene necessario sciogliere una tensione muscolare e quindi di liberare l’energia trattenuta o repressa, attraverso esercizi bio-energetici.

L’Analisi Bioenergetica è una tecnica che pone le sue fondamenta proprio sull’importanza dell’entrare in contatto con il proprio vissuto corporeo e con le sue sensazioni. Questo sta a significare il fatto che “essere in contatto con il proprio corpo” vuol dire essere in contatto con se stessi, con la parte più profonda di noi. In questo senso ogni tensione e ogni contrattura altro non sono che la manifestazione fisica di una “rigidità” e di una inibizione psicologica (Lo Iacono, 2008).

Oltre agli esercizi bioenergetici, un’altra pratica molto efficace per la consapevolezza psico corporea è il Training Autogeno ovvero una tecnica di  rilassamento utilizzata proprio per entrare in contatto con  il proprio corpo, i propri bisogni e le proprie emozioni. (link training)

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Bibliografia

  • Atkinson, W. & Hilgard, E. (2011), Introduzione alla psicologia, Padova, Piccin;
  • Lo Iacono, A. & Sonnino, R. (2008), Respirando le emozioni. Psicofisiologia del benessere, Roma, Armando Editore;
  • Lowen, A. (2008), La voce del corpo, Roma, Casa Editrice Astrolabio;
  • Lowen, A. (2014), Bioenergetica, Milano, Feltrinelli;
  • Lowen, A. (2017), Il linguaggio del corpo, Milano, Feltrinelli.

 

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